Il presidente della Repubblica di Cipro Nikos Christodoulides ha sfruttato il suo intervento all’81^ Assemblea generale dell’ONU per esortare la Turchia a riprendere i negoziati per una soluzione della questione cipriota e per contestare Recep Tayyip Erdoğan sulla distanza tra le sue dichiarazioni sul diritto internazionale e la politica di Ankara sull’isola.

Parlando a New York un giorno dopo Erdoğan, Christodoulides ha ricordato che, a 52 anni dall’invasione turca del 1974, più di un terzo della Repubblica di Cipro rimane sotto occupazione. Ha descritto tale occupazione come una violazione tuttora in corso della Carta delle Nazioni Unite, citando lo sfollamento della popolazione, lo status di Varosha, tuttora chiusa, le persone scomparse e i cambiamenti demografici.

Secondo Christodoulides, l’applicazione coerente del diritto internazionale è una questione di credibilità per l’ONU, non uno slogan da invocare soltanto nel caso di altri conflitti.

Si è quindi rivolto direttamente al discorso di Erdoğan. “Ho ascoltato con molta attenzione il discorso del presidente Erdoğan di ieri: i riferimenti al diritto internazionale, al rispetto della sovranità e dell’integrità territoriale di tutti gli Stati, all’occupazione illegale, al dramma dei rifugiati. Eppure, per quanto riguarda Cipro, la Turchia sta facendo esattamente il contrario. È ipocrisia ai massimi livelli”.

I politici, ha aggiunto, “vengono giudicati non dalle loro parole, ma dalle loro azioni”. E ancora: “Signor Erdoğan, se vuole citare la Carta, deve prima applicarla”.

Sul fronte dei negoziati, Christodoulides ha ribadito che l’unica base concordata per una soluzione complessiva è il quadro ONU di una federazione bizonale e bicomunitaria, con uguaglianza politica delle due comunità. “Rimango pienamente impegnato a raggiungere una soluzione complessiva. Sono pronto a riprendere i negoziati dal punto in cui si sono interrotti nel 2017, costruendo sul considerevole lavoro già compiuto. Una base comune esiste”.

Ha esortato i ciprioti turchi a considerare un futuro condiviso come un’opportunità di prosperità e ha chiesto a Erdoğan “di dare il via libera a negoziati sostanziali nell’ambito del quadro concordato con le Nazioni Unite”. La divisione, ha affermato, “non sarà accettata”.

Il discorso di Erdoğan del giorno precedente aveva invece assunto una posizione diversa. Il presidente turco ha chiesto il riconoscimento della “sovrana uguaglianza e dell’uguale status internazionale del popolo cipriota turco”, la fine di quella che ha definito la sua “disumana condizione di isolamento” e ha esortato gli Stati membri dell’ONU a riconoscere la Repubblica Turca di Cipro del Nord, autoproclamatasi indipendente, e a instaurare con essa relazioni politiche, diplomatiche ed economiche.

Tale richiesta è in contrasto con le risoluzioni 541 e 550 del Consiglio di sicurezza dell’ONU, che hanno dichiarato invalida la dichiarazione unilaterale di indipendenza del 1983 e chiesto agli Stati di non riconoscere l’entità separatista.

Erdoğan ha inoltre affermato che le controversie nell’Egeo e nel Mediterraneo orientale dovrebbero essere risolte attraverso rapporti di buon vicinato e il rispetto del diritto internazionale.

Lo scambio lascia intatto il consueto stallo: Nicosia insiste sulla ripresa dei negoziati dal punto in cui si erano interrotti nel 2017, sulla base dei parametri già stabiliti dall’ONU; Ankara continua invece a chiedere il riconoscimento di una soluzione a due Stati. Christodoulides ha presentato la scelta come una questione di volontà politica, piuttosto che di assenza di una base comune.

Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato su EUAlive disponibile qui.

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